Un riccio non è un capriccio

parrucche

Riccia, liscia, lunga, media o corta, la parrucca per i pazienti oncologici non può considerarsi un capriccio estetico, il suo uso invece rientra nelle azioni di recupero davanti a un vero trauma psicologico.
Vedersi allo specchio con un volto e una testa glabri, rimanda quell’immagine di chi in quel momento sta affrontando una malattia.

Voler quindi recuperare quell’aspetto che ci permetta di vivere in armonia, è un sacrosanto diritto.

Eppure ancora la situazione è nebulosa, i costi spesso elevati di una parrucca, fanno desistere i pazienti dall’acquistarla.
Diciamo subito che la spesa è detraibile. Presentando al vostro commercialista (o al CAF) la prova dell’acquisto e relative certificazioni sulla terapia eseguita, questa documentazione verrà allegata alla Dichiarazione dei Redditi.
Forse ancora molti non conoscono questa “agevolazione”, tanto che nel 2010 l’Agenzia delle Entrate ha dovuto chiarire con la Risoluzione 9/E del 16 febbraio.
In risposta a un’istanza, in cui si legge “L’istante ritiene che la parrucca possa essere considerata una protesi sanitaria e, conseguentemente, il relativo costo possa essere compreso tra gli oneri detraibili“, nella Risoluzione si rimanda al Decreto Ministeriale – Ministero della Sanità – 27 agosto 1999, n. 332, che norma il tariffario degli ausili protesici, è allegato inoltre un Nomenclatore Tariffario per le protesi, dove però le parrucche, non sono contemplate.
Talvolta fortunatamente le leggi possono essere viste da punti di vista rovesciati, così il fatto non essere catalogata, non vieta però (per dirla con linguaggio legislativo “non sarebbe un motivo ostativo”) di considerare la parrucca come un’effettiva protesi.

“Lo stesso Ministero osserva, quindi, che se si tiene in considerazione la funzione della parrucca di correzione di un danno estetico conseguente ad una patologia e, contemporaneamente, di supporto in una condizione di grave disagio psicologico, non vi sono dubbi sulla possibilità di caratterizzare tale funzione come sanitaria”

Viene poi in soccorso la definizione di dispositivo medico data dal D.Lgs. 46/1997, il primo articolo è chiaro nel definire:

“qualsiasi strumento, apparecchio, … utilizzato da solo o in combinazione… destinato dal fabbricante ad essere impiegato nell’uomo a scopo di …attenuazione di malattie o lesioni …”

Prendete nota quindi di quest’ultima definizione e relativa legge, perché se avete acquistato una parrucca, avrete tutti i diritti di allegare la fattura alla vostra dichiarazione dei redditi.

In alcune Regioni si va anche oltre, Lombardia e Liguria ad esempio erogano dei bonus per permettere ai pazienti in chemioterapia, di acquistare il dispositivo medico.

Pian piano insomma, si scrosta quell’intonaco di ipocrisia e forse superficialità con cui vengono trattate delle vere e proprie necessità, liquidandole come “capricci” , lo è stato in passato per gli interventi di ricostruzione mammaria in seguito a mastectomia, e che ora fortunatamente sono considerati parte integrante del trattamento oncologico, lo sarà forse presto per le parrucche, senza difformità da regione a regione.

Link utili:

http://www.aslmonzabrianza.it/ita/Default.aspx?SEZ=1&PAG=163&NOT=1023

Risoluzione Agenzia Entrate di chiarimento

 

 

 

 

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